Esserci o non esserci.

Entro la primavera del 2013 si terranno le elezioni politiche più incerte della storia d’Italia. Possiamo scegliere di partecipare o demandare agli altri la decisione, possiamo scegliere di candidarci o di lasciare che a farlo siano quelli che l’hanno fatto fino a oggi. Possiamo decidere di contribuire attivamente alla vita pubblica del nostro Paese o continuare a pensare che noi siamo altro dallo Stato, che la politica è una cosa sporca e che se la fai sei un farabutto come gli altri. Possiamo decidere di esserci o di non esserci. Io vorrei esserci, se me ne sarà data la possibilità. Non chiedetemi sotto quale bandiera: vorrei non averne altra che la mia, come molti di voi, credo. Deciderò strada facendo, ma la via è questa e questo è l’invito che parte da questo blog: candidatevi, candidatevi tutti, non importa dove né per chi, fatelo per il partito che vi piace di più o per quello che odiate, per la lista civica o per il movimento internazionalista. Primi o ultimi della lista poco importa: l’importante è esserci, per non lasciare che ad esserci siano sempre gli stessi.

Diritto di cittadinanza

Possono ottenere la cittadinanza italiana i cittadini stranieri che ne facciano richiesta e che possano dimostrare di aver mantenuto con continuità il proprio domicilio sul territorio nazionale per i cinque anni precedenti la richiesta medesima. A tal fine non costituiscono soluzione di continuità assenze dal territorio nazionale inferiori a un massimo di 30 giorni consecutivi e a complessivi 100 giorni nel quinquennio.

Il requisito di permanenza sul territorio nazionale non è richiesto per chi abbia contratto matrimonio (o unione civile equipollente) con un cittadino italiano, salvo che non incorra separazione o divorzio nell’arco del quinquennio successivo al matrimonio.

Per l’ottenimento della cittadinanza italiana è richiesto ai cittadini stranieri di dimostrare attraverso idoneo test una conoscenza della lingua italiana sufficiente a intrattenere una normale conversazione e una conoscenza di base dei principi dell’ordinamento giuridico dello Stato, in linea con gli insegnamenti previsti dai programmi ministeriali per gli alunni delle scuole dell’obbligo.

La cittadinanza italiana è riconosciuta su richiesta dei genitori e senza che sia richiesta alcuna ulteriore formalità ai nati in territorio italiano, purché, al compimento della maggiore età, essi dimostrino attraverso idoneo test una conoscenza della lingua italiana sufficiente a intrattenere una normale conversazione e una conoscenza di base dei principi dell’ordinamento giuridico dello Stato, in linea con gli insegnamenti previsti dai programmi ministeriali per gli alunni delle scuole dell’obbligo.

In ogni caso per l’ottenimento della cittadinanza è richiesto il giuramento di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Repubblica Italiana.

La condanna definitiva a reati che prevedono una pena superiore a 3 anni nel quinquennio successivo all’ottenimento della cittadinanza comporta la perdita della stessa.

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Elettorato passivo per i cittadini stranieri

Per le elezioni amministrative di ordine inferiore o uguale a quello regionale, è concesso l’elettorato attivo ai cittadini stranieri residenti in territorio italiano da almeno tre anni che ne facciano richiesta e che dimostrino attraverso idoneo test una conoscenza della lingua italiana sufficiente a intrattenere una normale conversazione e una conoscenza di base dei principi dell’ordinamento giuridico dello Stato, in linea con gli insegnamenti previsti dai programmi ministeriali per gli alunni delle scuole dell’obbligo.

Per ottenere l’attribuzione del diritto di elettorato attivo, ai cittadini stranieri è comunque richiesto che giurino il rispetto della carta costituzionale e dei principi fondanti dell’ordinamento giuridico italiano, così come in essa definiti e da essa discendenti con particolare riguardo ai diritti dell’individuo e ai principi di libertà e sicurezza nazionale.

Analogo giuramento è richiesto ai cittadini italiani che richiedano di potersi valere del proprio diritto di elettorato passivo presentando la propria candidatura per cariche politiche e amministrative, nonché a coloro che siano chiamati a ricoprire incarichi pubblici di particolare rilievo (es. Capo della Polizia, presidente della Corte dei Conti, Giudice Costituzionale, ecc.).

Why not WIFI?

Spostarsi ovunque e trovare in ogni luogo una rete Wi-Fi pubblica a banda larga, veloce abbastanza per consentire a tutti di navigare gratuitamente in rete e per effettuare telefonate via web senza svuotare il credito del cellulare. Una rete fatta di migliaia, anzi milioni, di hotspot Wi-Fi, grande abbastanza da coprire una nazione. Un sogno? Fantascienza? Sì, per ora. Ma il progetto della Fcc (Federal Communication Commission), l’autorità di supervisione del settore telecomunicazioni americano, è molto serio e non ha nulla di fantasioso. Ne parla – fra gli altri – un interessante articolo sul Corriere della Sera di oggi.

Restando più coi piedi per terra, una diffusione della banda larga WiFi pubblica e gratuita almeno nelle principali aree metropolitane è assolutamente fattibile anche in tempi rapidi e a costi accessibili. Non mancano gli esperimenti e le prime realizzazioni, anche in Italia: si veda l’esempio del parco telematico di Formello, le reti pubbliche di Brescia, Lamezia, Torino e molti altri esperimenti che via via si stanno aggiungendo alla lista.

In termini pratici questo produrrebbe una moltiplicazione esponenziale delle potenzialità di comunicazione (telefono e internet gratuiti), accessibilità immediata a una quantità di canali informativi (tv. giornali, ecc.) e disponibilità di servizi di ogni genere in qualsiasi momento.

Ricordo in proposito che Beppe Grillo ne parlò già in un suo intervento all’assemblea di Telecom Italia anni fa… Che i tempi siano maturi perché si cominci a pensare al progetto su scala nazionale?

Crescere o non crescere?

‎”Siamo diventati dei tossicodipendenti della crescita, un meccanismo che tende a produrre infelicità perché si basa sulla continua creazione di desiderio. E il desiderio, a differenza dei bisogni, non conosce sazietà.”

Prendo spunto da questa affermazione di Serge Latouche, economista e filosofo, teorico della Decrescita Felice, della quale mi sento di condividere lo spirito ma non la sostanza: la crescita, in sé, non è velenosa, né necessariamente si fonda sulla creazione di desiderio, e neppure può dirsi che ogni desiderio sia di per sé negativo. Anche il bisogno genera crescita: è stato così per secoli e la civiltà umana non sarebbe quella che è se così non fosse. Il male sta in quella “tossicodipendenza”, che definirei piuttosto “dipendenza”, poiché la crescita uccide solo se consumata in quantità eccedenti la dose umana sopportabile. Purtroppo viviamo in epoca in cui l’assenza di riferimenti saldi aumenta incredibilmente il bisogno dell’uomo di appellarsi a una qualsiasi entità salvifica. Per qualcuno è rimasto Dio, per pochi ancora il comunismo, per altri sesso, droga e rock’n’roll, e per i più, ahinoi, c’è la crescita.

Personalmente al desiderio preferisco la volontà, perché – citando altro filosofo a molti inviso, del quale per questo ometto volontariamente il nome – “del desiderio si è schiavi, della volontà padroni”.

Libertà di stampa

Secondo il rapporto sulla libertà di stampa pubblicato da Reporter senza frontiere lo scorso 30 gennaio, l’Italia è al 57° posto, dietro paesi come Niger, Botswana e Moldavia.

Due anni fa, in occasione di uno degli incontri organizzati per Scampia, Italia, ebbi il piacere di conoscere Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio creato da FNSI e Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza.

Basta dare un’occhiata al sito di Ossigeno (link) per rendersi conto della gravità della situazione.

Incandidabili

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.3 del 4 gennaio 2013 lo schema di decreto in tema di incandidabilità e divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.

Ecco in sintesi le novità:

1. Incandidabilità alle cariche di deputato, senatore e membro del parlamento europeo per:
– coloro che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale (es. terrorismo, mafia, ecc.);
– coloro che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, contro la Pubblica Amministrazione (es. peculato, corruzione, concussione, ecc.);
– coloro che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.

2. Accertamento della sopravvenuta incandidabilità: l’accertamento d’ufficio della condizione di incandidabilità comporta la cancellazione dalle liste. Nel caso in cui la condanna definitiva per uno dei delitti ostativi sopravvenga nel corso del mandato elettivo, le Camere deliberano l’accertamento ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione.

3. Cause ostative all’assunzione e allo svolgimento di incarichi di Governo e Parlamento: le condizioni che determinano l’incandidabilità alla carica di deputato o senatore si applicano anche per l’assunzione e lo svolgimento delle cariche di Governo (Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari, Commissari straordinari di Governo). Se la sentenza di condanna diventa definitiva durante il mandato, anche in questo caso si determina la decadenza dall’incarico.

4. Durata dell’incandidabilità: ha effetto per un periodo corrispondente al doppio della durata della pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici. Anche in assenza della pena accessoria, l’incandidabilità non è inferiore a sei anni. Altrettanto vale per gli incarichi di Governo nazionale. In tutti i casi, se il delitto è stato commesso con abuso dei poteri o in violazione dei doveri connessi al mandato, la durata dell’incandidabilità o del divieto di incarichi di Governo è aumentata di un terzo.

5. Le norme sull’incandidabilità valgono anche quando la sentenza definitiva disponga l’applicazione della pena su richiesta (patteggiamento), ma in nessun caso l’incandidabilità può essere determinata da un patteggiamento intervenuto prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina. La sentenza di riabilitazione è l’unica causa di estinzione anticipata sull’incandidabilità e ne comporta la cessazione per il periodo di tempo residuo.

6. Incandidabilità alle cariche elettive regionali e negli enti locali: le norme sull’incandidabilità degli amministratori regionali e locali sono modificate dal decreto in coerenza con le novità introdotte.

Il testo completo del decreto può essere scaricato a questo link.

Che dire… c’era bisogno di metterlo per iscritto?

Una legge elettorale semplice, inclusiva, chiara ed efficace.

La mia legge elettorale prevede un doppio turno con premio assoluto di maggioranza e possibilità di voto disgiunto, sulla falsariga dell’attuale legge per l’elezione dei Sindaci. Identica per Camera dei Deputati e Senato.

Verso la prima Repubblica?

Prendo spunto dall’articolo di Luca Ricolfi su La Stampa dello scorso 31 dicembre per un invito che mi sento di rinnovare: non è importante da che parte stiate e quali siano le vostre idee, ma fatevi avanti, partecipate, scegliete il vostro ruolo, i vostri compagni di strada e date il vostro contributo. Ogni angolo di territorio che decideremo di non occupare sarà occupato da qualcuno al nostro posto. E non è detto che ci piaccia.

TAV

Fermo restando che, nei limiti posti dalle leggi, è diritto di ogni cittadino esprimere il proprio dissenso, e che è dovere delle autorità adoperarsi perché opere che sono di interesse generale vengano portate a termine anche quando vi siano minoranze che non ne condividono l’utilità, credo sia superfluo – sebbene forse un poco ingenuo – dirsi per un dialogo che non si esprima attraverso azioni violente, né da una parte né dall’altra.

Altrettanto inutile è dire che una politica che delega alle forze dell’ordine l’azione di convincimento è una politica che ha fallito in principio il proprio ruolo.

Ciò premesso, nel caso specifico, credo che gli unici a trarre vantaggio economico dalla realizzazione della linea TAV in Val di Susa sono e saranno le imprese coinvolte nei lavori.

Alitalia

Com’era prevedibile che accadesse, il nodo Alitalia sta venendo al pettine.
Con un’abile azione politica, Silvio Berlusconi, allora in piena campagna elettorale, convinse i suoi elettori della necessità di evitare che Alitalia venisse ceduta ad Air France, in nome di un assai male inteso interesse nazionale.
Di fatto fu creata una bad company, i cui costi di liquidazione sono tuttora a carico dei contribuenti italiani, mentre la parte sana della Compagnia fu ceduta a condizioni peggiori di quelle promesse da Air France a una cordata composta da alcuni esponenti fra i più in vista del gotha dell’imprenditoria italiana, i quali ricambiarono il favore offrendo il loro fedele supporto durante la campagna elettorale.
Grazie al contestuale acorpamento con AirOne (l’unica cosa che un Governo serio avrebbe dovuto impedire, per evitare pericoli di scarsa o nulla concorrenza), Alitalia si è trovata a operare in regime di monopolio pressoché assoluto su un gran numero di tratte. In più agli azionisti fu riconosciuta la possibilità di rivendere le quote acquistate una volta trascorsi cinque anni (il tempo di una legislatura).
Oggi, nonostante il vantaggio competitivo precostituito, Alitalia versa in pessime acque. Probabilmente verrà ceduta, lascio a voi indovinare a chi.
Se fossimo in un Paese serio, qualsiasi plusvalenza realizzata dagli azionisti in occasione della futura eventuale (?) cessione dovrebbe essere sequestrata di diritto e riattribuita al Tesoro.
Non avverrà.

Scampia, Italia

Nel novembre 2011, assieme a un caro Amico che lì ha realizzato un interessante reportage fotografico, sono stato a Scampia.
Per curiosità, e perché mi piace l’idea che per parlare delle cose bisogna prima toccarle con mano.
Scampia è un angolo d’Italia del quale il resto d’Italia ha deciso di fare a meno.
A farci da Cicerone tra le Vele, le Case dei puffi, il campo Rom sotto l’asse mediano, l’opera Don Guanella, il parco, il mercato, la scuola occupata e i palazzi anonimi c’era Ciro. Ciro, lavora per un’associazione che tra le varie cose organizza percorsi di legalità per i ragazzini che vivono a Scampia. In parole semplici lui e chi lavora con lui vanno a prendere i ragazzi a casa loro, li portano a scuola, li seguono nel loro iter scolastico e cercano di insegnare loro che esiste anche un modo onesto per vivere e guadagnarsi il pane.
In un posto dove fin da bambino t’insegnano che se non ti approfitti del tuo prossimo sei un cretino, quella di Ciro e dei suoi mi è sembrata un’impresa titanica, degna di tutta la mia stima. Così, una volta a casa, io e e il mio amico abbiamo raccolto un altro po’ di amici sui quali sapevamo di poter contare e, piano piano, abbiamo cominciato a lavorare all’idea di raccontare a Milano che, ottocento chilometri più a sud, in una terra dove tutti pensano che ci sia solo droga e delinquenza, vivono alcune decine di migliaia di persone che cercano di fare una vita normale. E in mezzo a queste persone ce ne sono centinaia e centinaia che si battono perché la propria terra sia un posto migliore dove stare. E la terra di queste persone, che per noi così lontani si chiama Scampia, per loro si chiama Italia.
Agli amici con cui ci siamo messi al lavoro via via si sono aggiunti altri amici e altri ancora che abbiamo incontrato lungo il percorso. Così, quello che doveva essere un piccolo tributo si è trasformato pian piano in un evento la cui portata è andata ben oltre le nostre aspettative: un mese intero di incontri, mostre, presentazioni, concerti, spettacoli e proiezioni, “per raccontare l’altra faccia di Gomorra: la Scampia che resiste e non si arrende”. A Milano, perché Milano è sempre più terra di conquista da parte della criminalità, e non arrendersi a Scampia, difendere il territorio dove più che in ogni altro luogo la camorra ha le sue radici profonde, è un modo per difendere Milano e tutto il resto d’Italia.
I molti appuntamenti che sono stati realizzati nel corso dell’evento sono tuttora consultabili sul sito www.scampiaitalia.it/evento2011. Il sito si è poi trasformato in una finestra aperta sul quartiere e sugli eventi che promuovono la legalità e la resistenza a ogni forma di crimine organizzato. Potete consultarlo cliccando qui.
E’ questo il modo migliore cui abbiamo pensato per toglierci dai piedi mafia e camorra: dimostrare che ne vale la pena.

Eleggibilità

Non sono eleggibili alle cariche pubbliche coloro che siano stati condannati in via definitiva per delitti contro la Pubblica Amministrazione. Fino alla eventuale assoluzione definitiva, eventuali condanne nei gradi minori di giudizio sono comunque causa di sospensione dell’eleggibilità e di decadenza da ogni incarico in essere.

Non sono eleggibili alle cariche pubbliche coloro che siano stati condannati in via definitiva per reati di stampo mafioso. Fino alla eventuale assoluzione definitiva, eventuali condanne nei gradi minori di giudizio sono comunque causa di sospensione dell’eleggibilità e di decadenza da ogni incarico in essere.

Eliminare le Provincie, in cinque mosse.

1. Cessazione e cancellazione in via definitiva, con effetto al termine del mandato in corso, di tutte le cariche politiche in essere degli organi afferenti ciascuna Provincia italiana.

2. Trasferimento di tutte le funzioni politiche oggi svolte dai suddetti organi in capo alle cariche corrispondenti del capoluogo di Provincia (il Sindaco del capoluogo assume anche le funzioni dell’attuale Presidente della Provincia, l’Assessore alla viabilità fa altrettanto per gli ambiti di sua competenza e via dicendo…), le quali prendono contestualmente in carico anche la direzione di tutti gli uffici esistenti presso la Provincia stessa.

3. Obbligo di contenimento della spesa del nuovo Capoluogo entro il limite di 2/3 del budget mediamente allocato per Capoluogo e Provincia nel corso dei cinque esercizi precedenti l’accorpamento, entro cinque anni dalla data dell’accorpamento, al netto del costo del personale. Trattamenti diversi possono essere concordati con l’Amministrazione Centrale qualora ricorrano significativi e provati elementi di discontinuità con il passato.

4. Obbligo di riduzione dell’organico del personale in forza al nuovo Capoluogo entro il limite di 2/3 dell’organico di Capoluogo e Provincia prima dell’accorpamento, entro cinque anni dalla data dell’accorpamento, tramite assorbimento presso la Pubblica Amministrazione e blocco delle nuove assunzioni.

5. Commissariamento immediato dei Capoluoghi che vengano meno agli obblighi previsti dai punti 3 e 4, con obbligo per il Commissario di attuare le prescrizioni dei suddetti punti entro un anno di mandato e non rieleggibilità del Commissario nella medesima carica in caso di fallimento.

Io ci sto

Questi i punti del manifesto “Io ci sto” promossi da Antonio Ingroia e condivisi dall’Italia dei valori e da altre forze in via di costituzione:

1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese
2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere
3) Vogliamo una scuola pubblica che abbia sia per gli insegnanti che per gli studenti il criterio del merito, con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale medico e infermieristico
4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico
5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini e la scelta della pace e del disarmo sia la strada per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese.
6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse
7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro e ripristinare il diritto al reintegro sul posto se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento
8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici e che l’informazione non sia soggetta a bavagli
9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento
10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge
contro il conflitto di interessi

Secondo i promotori del manifesto, le 10 ragioni di cui sopra “sono la guida per un serio governo riformista e democratico”. Essi si dicono “espressione della società civile e della politica pulita che vuole costruire un’alternativa di governo al berlusconismo e alle scelte liberiste: economiche, sociali e culturali del governo Monti”.

Fatto salvo qualche dubbio sul senso sotteso di alcuni passaggi, pur con qualche remora di fondo riterrei di poter sottoscrivere i punti 1), 2), 3), 4), 5), 6), 8) e 9). Modificherei il punto 7) nella misura in cui non ritengo sempre indispensabile il reintegro sul posto di lavoro, ove l’azienda che ha agito illegittimamente venga opportunamente sanzionata e il lavoratore compensato del danno subito. Modificherei il punto 10) per la parte relativa al falso in bilancio, che è sì opportuno riportare nell’alveo del penale ma per casi specifici, ove il falso sia riconducibile ad altro disegno criminoso rilevante.

Leggo che i promotori vorrebbero costituirsi quale alternativa al berlusconismo, da un lato, e alle scelte liberiste, dall’altro. Comprendo la prima necessità, imprescindibile. Sulla seconda bisognerebbe capirsi…

Perdere a braccio di ferro

“Può darsi che la fortuna non vi assista. O può darsi che l’avversario sia effettivamente più forte. Nell’uno e nell’altro caso non è il caso di demoralizzarsi: per parodiare un detto molto noto dirò che , come al peggio non c’è limite, anche al meglio non c’è limite. Lo sconfitto si consoli pensando che se lui è forte e bravo c’è un’altro che pure è forte e bravo: un po’ di più.
Al lettore auguro di vincere spesso: è un augurio ragionevole. Ma non posso augurare di vincere sempre, perché sarebbe un auspicio scriteriato e, in pratica, irrealizzabile. Per quelle volte in cui la sorte gli sarà avversa, gli augurerò di perdere amichevolmente. Sappia sorridere, mostri un animo sportivo e magnanimo. Si può, anzi, si deve, essere generosi nell’ammirare con lealtà chi con lealtà ha saputo vincere. Si può migliorare con un attento e non faticoso (ma razionale) allenamento e vincere domani su chi oggi ha superato noi.
Infine, discutete – sorriso sulle labbra e, soprattutto, nel fondo del cuore – con l’avversario che l’ha spuntata su di voi. E’ anche nelle sconfitte, inevitabili per chiunque lotti per un primato, che bisogna dar prova di essere psicologicamente forti. Se si deve perdere, non è utile che alla sconfitta ( evento né grave né, tanto meno, irreparabile) si aggiunga il pietoso spettacolo (questo sì, mortificante) del proprio disappunto e dell’incapacità di incassare.
Se si deve perdere, si procuri di perdere una volta sola, non due.”

Orazio Zaccà

“Come si vince a braccio di ferro”

Dal 5 al 10 per mille

L’aliquota del carico fiscale destinabile in sede di dichiarazione dei redditi a enti che abbiano ottenuto la qualifica di organizzazioni non lucrative di utilità sociale viene elevata dall’attuale 5 al 10 per mille.

I pagamenti della Pubblica Amministrazione

I crediti verso la Pubblica Amministrazione sono esigibili secondo le medesime modalità che regolano le transazioni tra privati. Non è ammesso alla Pubblica Amministrazione opporre alcun ulteriore accertamento rispetto all’esecuzione della prestazione oltre quanto previsto dalle prassi commerciali normali.

La Pubblica Amministrazione paga i suoi fornitori entro 30 giorni dalla data di consegna del bene o di esecuzione del servizio da parte del fornitore. Oltre detto termine è prevista l’applicazione automatica di interessi di mora pari al 10% del debito.

Gli amministratori e i dirigenti della Pubblica Amministrazione che amministrino o dirigano enti nel cui bilancio figurino debiti commerciali scaduti da oltre 60 giorni per un ammontare complessivo superiore a un quinto del totale dei debiti commerciali dell’ente medesimo vengono rimossi dal proprio incarico con effetto immediato e sostituiti da un commissario con poteri straordinari, in carica per un massimo di sei mesi.

L’IVA sui libri

Su quelli di carta è al 4%, su quelli elettronici è al 21, come se si trattasse di qualcosa di diverso… Le equipariamo?

Ordini professionali

L’accesso alle professioni è libero e garantito a chiunque possegga le competenze tecniche per svolgerle, acquisite tramite idonei percorsi formativi (laurea, specializzazioni, ecc.).

Per atti o prestazioni che richiedano l’assunzione di responsabilità che coinvolgono l’interesse di terze parti (es. la rappresentanza in giudizio per gli avvocati, la firma di progetti di costruzione per architetti e ingegneri, ecc.) è necessaria idonea abilitazione, che si ottiene mediante il superamento di specifici esami.

Oltre che per la difesa degli interessi di categoria nelle opportune sedi, l’iscrizione agli albi professionali è ammessa ai fini di garanzia della qualità del servizio prestato dagli iscritti, del quale le organizzazioni di categoria definiscono e verificano i requisiti, assumendosi la responsabilità di eventuali inadempienze.

E’ fatto divieto alle organizzazioni di categoria di imporre tariffari ai propri iscritti.

#IOSTOCONMARCO

Ma non solo: non è soltanto Marco Pannella a condurre la battaglia perché sia risolta l’indegna situazione delle nostre carceri. Fra i molti che segnalano il problema anche gli avvocati della Camera Penale di Monza, unitamente a quelli delle Camere Penali del Distretto di Corte D’Appello di Milano, che recentemente hanno portato in piazza un modello in scala uno a uno di una cella vera, identica all’originale per dimensioni e arredi, realizzata dai detenuti e dai volontari della Conferenza regionale del Volontariato Giustizia del Veneto. Una stanza di quattro metri per due nella quale sono presenti quattro letti a castello con relativi materassi, altrettanti armadietti, un piccolo tavolo con le sue sedie, un angolo cottura e la turca per i bisogni quotidiani, con un’unica finestra di dimensioni solitamente ridotte.

In queste condizioni assicurare il recupero di un condannato è pressoché improponibile.

Costruire nuove carceri con criteri e strutture più moderni può essere certo un buon passo in avanti, ma la soluzione credo stia nella ricerca di forme alternative al carcere per i reati minori. C’è molto da fare in argomento.

La ricchezza

Citerò uno dei miei maestri:

Se siamo esausti del culto della ricchezza abbiamo una grande opportunità: fare delle scelte coerenti. Abbiamo bisogno di dirci l’un l’altro che la ricchezza è inutile se non è condivisa?

Mai più soli!

La collettività garantisce il suo supporto a chi resta per qualsiasi motivo senza lavoro o altra fonte di reddito, anche temporaneamente. Lo fa sostenendone il livello di reddito e offrendo gratuitamente servizi atti ad agevolarne il ricollocamento in tempi rapidi, la riqualificazione professionale, l’iniziativa imprenditoriale e, ove necessario, l’assistenza per eventuali problemi familiari o di salute. Lo fa anche promuovendo una cultura di solidarietà sociale e mutua collaborazione.

I benefici interessano tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa di cui fanno o facevano parte, indipendentemente dalla forma e dal livello di inquadramento.

Un fisco equo

Riduzione della pressione fiscale, assoluto rigore contro l’evasione, entrambi nel rispetto di principi di equità e senso della ragione.

Possibilità di concordare con il fisco modalità specifiche di regolazione preventiva della propria posizione, con particolari agevolazioni per lavoratori autonomi e piccole imprese.

Possibilità di dedurre dall’imponibile quota parte delle spese per prestazioni professionali e altre spese di importo rilevante.

Agenzia delle Uscite

Viene istituita l’Agenzia delle Uscite, avente il compito di vigilare sulla spesa pubblica, di garantire che sia gestita secondo criteri di pubblicità e trasparenza e di attivare meccanismi di ottimizzazione e coerenza territoriale della medesima, con correlati poteri di verifica e sanzione nei confronti degli enti che gestiscono denaro pubblico.

Spirito e qualità del servizio pubblico

Gli enti pubblici improntano la loro azione a criteri di servizio orientati al supporto e alla promozione delle iniziative dei singoli che muovano nell’interesse della collettività, in ambito imprenditoriale, economico, sociale e culturale.

Lo spirito di servizio si sostanzia anche nell’atteggiamento che i pubblici funzionari hanno nei confronti dei cittadini che ne chiedono i servizi, improntato alla massima cortesia, alla collaborazione e alla ricerca delle soluzioni che meglio agevolino la realizzazione dei progetti.

La qualità del servizio deve essere promossa a ogni livello, anche attraverso l’opportuna formazione del personale.

Il livello di gradimento del servizio offerto dagli enti pubblici viene costantemente monitorato e rientra tra i parametri di valutazione della retribuzione dei manager responsabili dell’erogazione dei servizi medesimi.

Semplificazione normativa

La formulazione di ogni legge, normativa o regolamento deve essere tale per cui ne sia agevole la comprensione da parte di chiunque abbia normale competenza tecnica della materia regolamentata.

Periodicamente le modifiche che nel tempo vengono apportate devono essere interamente riportate nel testo originale della norma che viene quindi pubblicato e reso accessibile sui siti internet delle istituzioni promulganti nella formulazione rinnovata, che sostituisce interamente la precedente.

Le istituzioni promulganti si attrezzano per rendere disponibile tramite i propri siti internet e tenere costantemente aggiornato un repertorio organizzato e strutturato delle norme in vigore, al fine di divulgarne la conoscenza e renderne agevole la consultazione.

Credo

Ho sempre creduto che la politica non sia necessariamente quella che si fa nell’ambito delle istituzioni e per questo mi sono sempre tenuto fuori dai giochi di parte, muovendomi invece come volontario, singolarmente o tramite l’associazione che presiedo, o ancora attraverso la fitta rete di contatti e amicizie costruita negli anni, nella promozione di iniziative a sfondo sociale e culturale.
Oggi credo che un impegno diretto anche a livello istituzionale sia necessario, per evitare che altri meno scrupolosi nel valutare il peso del proprio ruolo pubblico possano continuare ad occupare lo spazio che è stato loro lasciato libero troppo a lungo.
Non credo nell’idea di una politica segnata dalla leadership individuale né dalla preminenza della tecnica: ritengo che la dote principale di un attore politico sia piuttosto quella di selezionare competenze di primo livello a supporto delle proprie decisioni, assumendosi la piena responsabilità delle scelte conseguenti. Credo nella possibilità di un’azione comune che possa rimettere al centro della politica l’individuo, restituendo allo Stato quel ruolo di più alta espressione della collettività dei cittadini che si sostanzia nella promozione delle iniziative dei singoli nell’interesse comune, in ambito imprenditoriale, economico, sociale e culturale, e che ha oggi drammaticamente perso a favore di quello di avido esattore, controllore burocrate e ottuso e indecente scialacquatore. Credo che il primo requisito perché ciò possa accadere sia un drastico riequilibrio del rapporto tra Cittadino e Stato, da riportare su un piano di parità, e che detta parità richieda in primis una chiarezza nella formulazione delle norme che regolano la vita pubblica che consenta a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la materia in argomento di comprendere agevolmente qualsiasi legge o norma che sia chiamato a dover rispettare. Credo che la giustizia sociale si realizzi proprio a partire dalla possibilità data ad ogni singolo individuo di comprendere le regole del sistema all’interno del quale egli si muove.
Credo che tutto questo possa essere fatto con il contributo dei moltissimi italiani che ancora hanno energie e competenze da mettere a disposizione per la rinascita del Paese.

Le tasse sono una cosa bellissima!

Se non incidono per oltre un terzo del reddito.
Se non compromettono la sussistenza di chi deve pagarle.
Se è chiaro e semplice perché e come devo pagarle.
Se il livello di servizio che ne ricevo in cambio è commisurato.
Se le pagano tutti, ciascuno in proporzione delle proprie possibilità e del proprio reddito.
Se è possibile compensarne il pagamento con eventuali crediti che vanto nei confronti di enti pubblici.
Se non devo assistere ogni giorno a sprechi e ruberie da parte di chi amministra denaro pubblico.
Se chi me le chiede non parte dal presupposto che io sia un ladro, un truffatore o uno che vuol fare il furbo.
Se… che altro?

Fondi e aiuti economici

Le aziende che ricevono per qualsiasi ragione fondi pubblici di qualsiasi genere finalizzati a sostenere l’occupazione devono garantire la necessaria trasparenza nell’impiego degli stessi. Sono inclusi esplicitamente i fondi per la cassa integrazione guadagni.

Ove i contributi acquistino particolare rilievo può essere prevista la presenza in consiglio di amministrazione di un commissario e/o di un rappresentante dei lavoratori, in qualità di osservatori e senza diritto di voto.

I contributi pubblici vengono erogati a titolo di finanziamento, la cui restituzione deve avvenire allorché le condizioni economiche dell’azienda che li ha ricevuti lo consentano senza che questo possa in alcun modo comprometterne la redditività e la capacità di investire. Fino a completa restituzione del finanziamento non è ammessa la distribuzione di dividendi in misura tale che la remunerazione del capitale superi il limite del doppio del tasso di rendimento medio registrato per le vendite di buoni ordinari del tesoro nei dodici mesi precedenti.

Un equo compenso per amministratori pubblici e manager

All’interno della Pubblica Amministrazione la relazione tra i compensi dei manager e quelli dei dipendenti con retribuzione più bassa non può superare il rapporto di 10 a 1. Nel calcolo devono considerarsi inclusi anche eventuali bonus o benefit di altro genere.

Non è ammessa l’erogazione di fondi o aiuti pubblici a enti e aziende private che non rispettino il medesimo vincolo.

Pensare alla cultura come a una cosa viva.

Credo che la cultura sia un fatto intrinsecamente contemporaneo, una cosa che si fa, una cosa che accade.
In questo senso credo che essa vada distinta dal sapere, dalla conoscenza, che pure ne costituiscono il più fertile terreno di coltura.

Credo che questa distinzione per troppi anni e in molti casi sia sfuggita ai nostri amministratori, e che questa svista abbia creato una sostanziale distorsione nel modo di promuovere la crescita culturale del Paese.

L’Italia del “più grande patrimonio artistico al mondo” è diventata un museo a cielo aperto, nel quale la cultura non si fa: si osserva quanto fatto da chi ci ha preceduto, lo si mette in mostra, e solo raramente si produce qualcosa di nuovo, si aggiunge qualcosa di Nostro. Si finanziano i teatri e i musei, assai più raramente le compagnie e gli artisti. Si promuove il turismo dei luoghi, molto meno gli eventi. Si addobbano a festa i palazzi, le torri, i castelli e i centri storici, ma il lavoro degli architetti contemporanei s’impronta alle logiche del business assai più che a quelle dell’arte e dell’estetica. Si lascia che palazzi marciscano nel degrado assoluto nel mezzo delle città e si allontana chi si propone di farne luoghi restituiti alla collettività. Si salva l’apparenza, ci si cura meno della sostanza.

Chi paga il servizio d’ordine?

Se la manifestazione è a pagamento l’organizzatore contribuisce pro quota. Ergo, premesso che non è accettabile il clima che spesso si respira dentro e fuori gli stadi italiani, il servizio d’ordine effettuato dalla polizia si paga.

Finanziare chi fa cultura

La quota parte di spesa pubblica destinata alla promozione di attività culturali deve essere elevata ai livelli degli standard europei, prendendo a modello gli esempi virtuosi di Francia e Germania. Contemporaneamente il meccanismo di assegnazione dei contributi richiede una profonda riforma, che rimetta al centro del sistema chi produce cultura e non chi la distribuisce: i fondi devono arrivare alle compagnie teatrali, non ai teatri, agli attori e ai registi, non alle case di produzione, agli artisti e ai musicisti, non agli organizzatori, ai cittadini che ne usufruiscono, non agli enti pubblici.